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Frida in America. Il risveglio creativo di una grande artista

Autore: Celia Stahr
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Traduttore: Maria Nadotti
Editore: Neri Pozza
Collana: I narratori delle tavole
Codice EAN: 9788854522350
Anno edizione: 2021
Anno pubblicazione: 2021
Dati: 400 p., brossura
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L’avvincente storia di come i tre anni trascorsi negli Stati Uniti abbiano trasformato Frida Kahlo nell'artista che conosciamo oggi

«Celia Stahr chiarisce il profondo impatto che il soggiorno di Frida a San Francisco, Detroit e New York ebbe sull’arco della sua creatività». - Booklist

«Con una ricerca meticolosa ed eleganti giri di parole, l’avvincente resoconto di Stahr fornisce un’analisi accademica ma accessibile sia per le femministe che per gli amanti dell'arte». - Publishers Weekly

«Celia Stahr si concentra sul periodo della grande pittrice messicana in America, un periodo di trasformazione per la Kahlo e la sua arte». - Washington Independent Review of Books

Quando, a ventitré anni, giunse negli Stati Uniti insieme al marito, il muralista Diego Rivera, la giovane Frida Kahlo era una pittrice alle prime armi, da tutti considerata null’altro che la «piccola moglie messicana» di un artista all’apice della fama. La loro prima fermata fu San Francisco, dove Diego era stato invitato dall’architetto americano Timothy Pflueger per dipingere un murale sulla parete del Pacific Stock Exchange. Sebbene entusiasta di partire, Frida fece fatica a dire addio alla propria famiglia mentre lasciava l’amata patria messicana per Gringolandia, come lei chiamava gli Stati Uniti. Le incognite erano tante: com’era davvero quella terra straniera? Sarebbe stata in grado di comunicare, vista la sua scarsa padronanza dell’inglese? Ma, soprattutto, avrebbe trovato ispirazione per la propria arte? Frida era una figlia della rivoluzione messicana, come amava dire, una paladina appassionata dei diseredati e degli ultimi della terra. Eppure le ci volle la permanenza negli Stati Uniti perché le fondamenta su cui poggiava la sua idea di casa e di paese natale vacillassero, costringendola a vedere una realtà diversa. In questa terra straniera lottò e incespicò, talora maledicendola, tal’altra accettandola, raffigurandola tuttavia sempre con occhio attento all’umorismo che ribolliva sotto la superficie della sofferenza. E alla fine il soggiorno a Gringolandia la mutò profondamente, come artista e come donna, trasformando la Señora Rivera nella Frida Kahlo dei suoi dipinti più ispirati. Da quando, nel 1983, Hayden Herrera ha dato alle stampe il suo Frida (Neri Pozza, 2016), non ci sono state altre biografie di rilievo sulla pittrice. E nessun autore ha esplorato in profondità il corpus di opere creato dall’artista durante la sua permanenza negli Stati Uniti. Concentrarsi su questi anni cruciali della sua evoluzione consente di capire più a fondo questa donna e artista geniale. Schiude una porta su molti dei temi, degli atteggiamenti e delle norme con cui Frida si scontrò in questo periodo significativo della sua vita, che gettò le basi della sua identità, della sua immagine pubblica e del suo maturo stile artistico a venire

COME COMINCIA
Varcare le pareti blu della casa di Frida Kahlo a Coyoacán significa entrare nel santuario dell’artista. Si avverte lo spirito di Frida non appena si attraversa il vestibolo rettangolare e si accede al patio centrale, colmo di piante e alberi verdi e frondosi circondati da quei muri blu carico. Un incanto. All’interno, la cucina è disseminata di piastrelle gialle e blu, nella sala da pranzo le mensole gialle ospitano ceramiche di Jalisco e le pareti sono adorne di maschere, dipinti in stile coloniale e figure di cartapesta. Ovunque si guardi, c’è una sovrabbondanza di oggetti interessanti, eppure nulla sembra in disordine. Si direbbe, piuttosto, che tutto sia stato messo con cura proprio al posto giusto.